CHI HA VINTO LE PRIMARIE, E CHI VINCE SE LE PRIMARIE PERDONO?

30 gen 2011

Sono stato impegnato per settimane come componente del Comitato Promotore delle Primarie a Napoli. Abbiamo lavorato tutti (esperienze diverse e diversi partiti), per avere domenica 23 gennaio, una meravigliosa festa popolare che aiutasse le forze democratiche a sconfiggere le destre di Cosentino e Cesaro a Napoli.
E’ stato così fino a quando non si è conosciuto il risultato. Quella notte i componenti della Commissione (anche io), hanno firmato il verbale che proclama il risultato. Poi la mattina dopo tutto ritrattato.
Il Regolamento è chiaro, lo può scaricare chiunque. I ricorsi si possono presentare solo dopo la proclamazione, eppure i ricorsi si discutono e la proclamazione si nega.
E’ giusto consegnare le Primarie ad una battaglia fatta di carte bollate e accuse, che poi viste da vicino sono spesse volte storie vuote, utili solo per sporcare il risultato?
Le Primarie non sono questo. Le Primarie ci servono e non ce le dobbiamo far scippare dagli apparati.
Ragioniamo. Se le primarie vanno nel cassetto le prossime liste per il Parlamento e il Senato le scriverà qualche burocrate nel chiuso di una oscura segreteria. Esattamente come si vuol fare ora per il destino di Napoli. Vada avanti la Commissione di Garanzia, accendiamo un faro su ogni singola irregolarità. Ma poi si chiarisca il risultato, e lo si faccia il prima possibile.
Di fronte a Cantone o a Saviano, penso che anche il vincitore farà un passo indietro, ma nel frattempo restituiamo ai quarantacinquemila cittadini che nemmeno la pioggia ha fermato, il loro diritto a decidere. Il loro, e nostro, diritto a costruire il futuro di Napoli.

Per il futuro delle nuove generazioni. Per il lavoro,i diritti, la democrazia.

18 nov 2010

PER IL FUTURO DELLE NUOVE GENERAZIONI. PER IL LAVORO,I DIRITTI,LA DEMOCRAZIA.

L’Arci in piazza con la Cgil il 27 novembre.

L’Arci aderisce e partecipa alla manifestazione promossa dalla Cgil per il 27 novembre con le parole d’ordine Il futuro è dei giovani e del lavoro.
Come cittadini impegnati per il bene comune siamo preoccupati per le condizioni in cui versa il Paese. L’aumento della disoccupazione, l’impoverimento e la precarietà di strati sempre più estesi della popolazione disegnano i contorni di una vera emergenza sociale. Anziché far fronte a questa situazione rafforzando le tutele sociali e il carattere uniiversalistico del welfare, il governo ha scelto di scaricare il costo della crisi sui più deboli,  chiedendo nuovi sacrifici ai lavoratori, agli anziani, ai precari. Anziché operare per una necessaria redistribuzione delle risorse, ha scelto di non toccare rendite e grandi patrimoni.

Al di la delle promesse, di concreto resta solo l’attacco generalizzato ai diritti, l’azzeramento delle politiche sociali, la mortificazione della scuola pubblica e della cultura, i tagli a Regioni e Comuni che priveranno milioni di famiglie dei servizi essenziali, il tentativo di smantellare i contratti collettivi di lavoro, isolare e delegittimare i sindacati. Scelte irresponsabili, perché se crescono le diseguaglianze e arretrano le conquiste sociali, è tutto il vivere civile che viene messo a rischio.

L’insicurezza e la paura del futuro minano la coesione delle nostre comunità, producono guerra fra poveri e imbarbarimento culturale; favoriscono la corruzione e l’illegalità, indeboliscono la democrazia e aprono pericolosi varchi al populismo autoritario.

Eppure il paese avrebbe le risorse per voltare pagina e uscire dalla crisi migliorato. Basterebbe invertire la rotta di un modello di sviluppo fallimentare, che ha cercato di competere riducendo il costo del lavoro anziché innovare i processi produttivi, che ha favorito la speculazione finanziaria a danno dell’economia reale. Basterebbe investire nel protagonismo dei giovani, puntare sulla ricerca e la formazione, sulla riconversione ecologica dell’economia, su nuove politiche energetiche, sullo sviluppo dell’economia sociale, sulla cura dei beni comuni e dei patrimoni culturali e ambientali dei territori. Sul valore sociale del lavoro come base del patto di cittadinanza.

Basterebbe seguire la bussola dei principi costituzionali che stanno alla base della nostra democrazia.

In gioco non ci sono solo i diritti di questa o quella categoria di lavoratori, ma il futuro della nostra società. Ciascuno è chiamato alle proprie responsabilità, e l’associazionismo può offrire un contributo decisivo, sul piano sociale e culturale, al cambiamento di cui il Paese ha bisogno.

Una presenza forte e visibile delle organizzazioni della società civile a fianco della Cgil il 27 novembre sarà la conferma di quanto sia grande e plurale il fronte delle energie da mettere in campo per uscire dalla crisi nell’orizzonte dei diritti e dell’equità sociale, per costruire il futuro di un paese migliore, più democratico, più giusto e solidale.

La presidenza nazionale Arci