SMOG IN CINA: LA “AIRPOCALISSE” AVVOLGE LA CITTA’ DI HARBIN.

22 ott 2013

Cina – Un denso mantello di smog avvolge la città cinese di Harbin, bloccando molte delle attività di questa metropoli di 11 milioni di abitanti: le scuole sono chiuse, ma anche l’aeroporto e la rete dei trasporti su strada funzionano in modo ridotto. La visibilità è ridotta a 10 metri.

Pur migliorato giorno dopo giorno, l’inquinamento atmosferico supera di trenta volte il tetto indicato dall’Oms: “La nebbia è meno densa di ieri, ma sempre disgustosa”. Un ingegnere di 25 anni, Zhao Yang, ha dichiarato: “Ieri è stato il giorno peggiore. Si prova dolore quando si respira “.

La “airpocalisse” è risultata come la prima pagina di molti giornali, sempre più preoccupati per il degrado ambientale. La stampa ha pubblicato foto di abitanti di Harbin, il volto coperto dalle maschere, persi nella nebbia.

Lo smog riporta in primo piano le sfide ambientali del paese, raccolte dal governo che, lo scorso giugno, ha annunciato misure per migliorare la qualità dell’aria, dopo anni di lassismo nei confronti dei pericoli ambientali. Gli undici milioni di abitanti della città sono così invitati a restare chiusi in casa.

21 GIUGNO: PRIMO GIORNO D’ESTATE. COME COMBATTERE IL CALDO AL MEGLIO.

21 giu 2013

Il 21 Giugno rappresenta il solstizio d’estate (primo giorno di estate), il giorno con più ore di luce.

A Firenze si superano già i 36 gradi. In Puglia e Basilicata si sfioreranno i 40. In Campania con oggi abbiamo già superato i 30.

Ogni anno sembra sia sempre peggio; fatto sta che, nonostante la vita, soprattutto quella lavorativa, continui anche in questo periodo, il nostro compito resta quello di proteggerci al meglio dal pericolo “caldo”.

Lo abbiamo aspettato, ma ora che è arrivato, dobbiamo già metterci al riparo. Il tanto desiderato caldo è riuscito a farsi largo con l’anticiclone Ade, che farà alzare la temperatura ben oltre i 35°. Le temperature basse di questa primavera non ci hanno preparato per bene alle ondate di calore di questi giorni. Gli italiani, specialmente quelli che dovranno restare in città, dovranno quindi seguire regole semplici ma fondamentali per non accusare troppo l’afa e il calore.

USCIRE DI CASA NELLE ORE MENO CALDE DELLA GIORNATA. Evitare di uscire all’aria aperta nelle ore più calde, cioè dalle ore 11.00 alle 18.00. Niente colori scuri perché attirano maggiormente il calore, usare gli occhiali da sole; inoltre è consigliato proteggere le parti del corpo esposte al sole con creme solari ad alto fattore protettivo.

RINFRESCARE L’AMBIENTE DOMESTICO E DI LAVORO. E’ bene munirsi di tapparelle e persiane chiuse, in modo da poter usufruire delle finestre esposte al sole, senza risentire del forte caldo. Per chi invece è munito di aria condizionata, evitate sbalzi di temperatura con l’esterno

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RIDURRE LA TEMPERATURA CORPOREA. Fare bagni e docce con acqua tiepida o bagnarsi viso e braccia con acqua fresca anche più volte al giorno può essere un buon rimedio contro l’afa, senza dimenticarsi di bere almeno 2 litri di acqua al giorno.

ALIMENTARSI CORRETTAMENTE. L’alimentazione estiva più salutare consiglia di nutrirsi con cibi leggeri ed ad alto contenuto di acqua, come frutta fresca e di stagione ed insalate varie.

Sempre i soliti consigli, che, se seguiti, ci faranno vivere in città con meno amaro in bocca.

L’URLO DEL SILENZIO : LA VIOLENZA SULLE DONNE

05 giu 2013

In Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa, che sia dal marito, il fidanzato, i compagni, il padre.

La violenza domestica è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni, ancora più diffusa degli incidenti stradali o delle malattie.

≪Studentessa stuprata in pieno giorno nel centro di Napoli.≫

≪India. Morta dopo un mese di agonia la ragazza aggredita con l’acido a Mumbai.≫

≪Modena. Picchiata finisce all’ospedale. Denuncia il marito per percosse.≫

≪Salerno. In manette padre violento: abusava della moglie e della figlia. ≫

≪Firenze. Picchia la compagna incinta perché non pulisce casa.≫

Queste sono solo alcune delle notizie di violenze denunciate solo nell’ultima settimana di Maggio.

Ed è proprio a partire dai recenti casi di violenza e femminicidio, che a Roma è stata organizzata una manifestazione dal titolo “Mai più!”.

Gli obiettivi sono chiedere un’assunzione di responsabilità politica allo Stato, rafforzare l’alleanza tra le donne per dare luogo a esperienze nuove e metterle in rete con quelle più rafforzate.

“Vogliamo fare rete –  afferma Nicoletta Guelfi dell’associazione Punto D – e unirci ai singoli ma anche alle realtà che da anni sono impegnate nel contrasto della violenza”.

Donna non è sinonimo di schiavitù, sfruttamento, sottomissione, inferiorità; ma madre, amore.

Ma cosa si può fare per contrastare questo crescente fenomeno?
Qualcosa è stato fatto, negli ultimi tempi in particolare: sono nati centri anti-violenza, dotati spesso anche di case-rifugio, sono stati istituiti corsi di formazione dei carabinieri, in tutto l’Occidente è stato introdotto il reato di “femminicidio”, con il quale si vuole lasciar passare il messaggio che uccidere una persona perché si ritiene propria è un’ aggravante giuridica, e non più una attenuante.
Recentemente le ricerche  hanno dato rilievo ad una forma di violenza contro le donne molto diffusa, lo stalking, cioè il comportamento, prevalentemente maschile, caratterizzato da persecuzione continua, molestie asfissianti, intromissione nella vita privata.
La violenza sulle donne non è naturalmente soltanto un problema italiano. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità almeno una donna su cinque ha subito abusi da parte di un uomo nel corso della propria vita.
Il primo passo da compiere sarebbe in ogni caso quello di cercare di modificare le culture, dove il maschio

ritiene di avere ancora una posizione dominante e ancora troppi privilegi da difendere.

Chi ne subisce le conseguenze? La donna, ovviamente.

OBESITA’ IN ITALIA : PERICOLO SOTTOVALUTATO

22 mag 2013

ITALIA – Secondo uno studio sostenuto dal Ministero della salute, un bambino su tre è particolarmente grasso o in sovrappeso. Nello specifico, si tratta del 32,3% di una popolazione campione composta da oltre 46mila persone, stima che porta la Penisola ai primi posti della speciale classifica europea sull’eccesso ponderale infantile.

Tra le regioni, il triste primato dell’obesità infantile spetta a quelle centromeridionali: in Abruzzo, Basilicata, Campania, Molise e Puglia si supera addirittura la percentuale del 40%; seguono Calabria, Sicilia ed Umbria dove si oscilla tra il 33 e il 40. Il Lazio, invece, come gran parte del centro-nord, si attesta nella percentuale nazionale, tra il 25 e il 33%. Chiudono la classifica Sardegna, Trentino e Valle d’Aosta con percentuali inferiori al 25.

L’inchiesta ha interessato anche genitori e insegnanti. Tra le cause dell’aumento prematuro di peso la principale è ovviamente la scorretta gestione dei pasti: il 9% dei bambini intervistati confessa di saltare abitualmente la prima colazione, mentre il 67% ammette di concedersi spesso un ricco spuntino a metà mattinata. Altri peccati non certo lievi sono quelli di bere frequentemente bibite gassate e zuccherate e di non consumare a sufficienza frutta e verdura.

Si tratta di un problema che però colpisce anche gli adulti.

Secondo quanto spiegato dal ministro della Salute,  l’11% degli adulti è obeso, il 32% comunque in sovrappeso.

I dati evidenziano che un terzo della popolazione tra i 18 e i 69 anni è completamente sedentario, non svolgendo alcun tipo di attività fisica, né al lavoro né nel tempo libero: la sedentarietà risulta più diffusa al Sud, tra i 50-69enni, nelle donne, nelle persone con livello di istruzione più basso e in quelle che riferiscono difficoltà economiche.

Inoltre, il 16% dei bambini afferma di praticare lo sport solamente per non più di un’ora alla settimana. Pericoloso  è il fatto che i genitori non sempre riescono ad accorgersi delle condizioni dei figli: il 30% delle madri di alunni con importanti problemi di peso non nota che il proprio bambino mangi troppo.

D-C-A: TROVATA LA CURA CONTRO IL CANCRO?

26 apr 2013

Sembra sia una cura semplice e molto economica, se non fosse per il fatto che si continua a considerarla una questione privata che non necessita diffusione.

Si tratta del di-cloro acetato, considerato positivo sotto tutti i punti di vista dopo essere stato esaminato tramite test e prove in laboratorio. Utilizzando il DCA i tumori vengono annientati e i tessuti sani lasciati integri. Agisce sui mitocondri delle cellule malate, portandole alla morte cellulare. Essendo il di-cloro acetato già usato per combattere i disturbi alimentari, questo è già abbondantemente disponibile.

La scoperta è stata fatta nel 2007, più o meno 5 anni fa, ma non è mai stata diffusa, forse per il poco guadagno, se non nullo, per le case farmaceutiche, in quanto è una terapia naturale che non può essere brevettata. Se la notizia fosse vera, ci lascerebbe sconvolti e indignati, perché mostrerebbe senza inganni che il principale obiettivo delle case farmaceutiche sia il guadagno.

Tuttavia, secondo altre fonti, il di-cloro acetato si sarebbe rivelato tossico per il sistema nervoso, con gravi effetti collaterali. Non è possibile quindi essere certi della sicurezza della nuova cura, ma si spera stiano continuando le ricerche, dal 2007 ad oggi, per chiarire al meglio la questione.

HIV: SAPERE E’ MEGLIO CHE CURARE!

08 apr 2013

E’ difficile oggi sapere di essere affetti da HIV, non perché sia difficile fare delle analisi, ma perché in un normale prelievo di sangue il controllo di anti-HIV non viene mai effettuato. Basterebbe solo richiedere che venga fatto questo tipo di controllo dalle analisi del sangue che facciamo regolarmente, oltre che per stare più tranquilli, anche per evitare di trasmetterlo a chi ci sta vicino.

Perché fare il test?
1. L’HIV può colpire tutti: oggi sappiamo che la trasmissione del virus è legata ad alcuni comportamenti e può colpire chiunque, non solo alcune categorie della popolazione. In particolare le persone sessualmente attive e chi condivide aghi e strumenti per iniezione come le sostanze stupefacenti.
2. Potresti essere sieropositivo/a senza essertene accorto. E’ possibile che non si presentino particolari campanelli d’allarme anche per vari anni durante i quali il virus continuerebbe comunque a moltiplicarsi all’interno del corpo con il rischio di contagiare anche altre persone.

Come è possibile sapere se si è sieropositivi o no?

Facendo il test dell’HIV, che si effettua tramite un semplice prelievo del sangue. E’ sbagliato chiamarlo “test dell’AIDS” in quanto mostra solo se una persona è infetta da HIV. L’AIDS, infatti, è la fase ultima dell’HIV.
Dopo esattamente 3 mesi dal contagio è possibile avere una diagnosi certa. Questo succede perché gli anti-HIV non si formano sin da subito. Esiste il cosiddetto “periodo finestra” durante il quale gli anticorpi anti_HIV non sono ancora diffusi nel corpo. Nonostante non sia ancora certa la presenza dell’infezione, è comunque possibile contagiare.
Oggi sono disponibili farmaci in grado di impedire la replicazione del virus, ritardare il manifestarsi dell’AIDS.
I sieropositivi devono fare più attenzione alla dieta e ad alimenti crudi che potrebbero essere pericolosi. Si preferisce invece un’alimentazione sana, ricca di vitamine, proteine e calorie.

L’alcol, il fumo e le droghe sono ancora più pericolosi per i sieropositivi, poiché indeboliscono ulteriormente il loro sistema immunitario.
Anche gli sforzi fisici intensi e lo stress, ma anche i bagni di sole o le esposizioni al solarium, possono interferire con il funzionamento del sistema immunitario.

Controllarsi pur sapendo con certezza di essere sani è il primo segnale di amore verso gli altri e verso se stessi.

30 anni fa il terremoto dell’Irpinia.

23 nov 2010

Avevo appena 5 anni ed ho ancora delle scene impresse nella mente, in particolare il lampadario della cucina che dondolava e non si fermava più, gente che correva da ogni parte e urli tanti urli. A trent’anni di distanza, ancora oggi sono aperte le crepe di quel minuto e 20 secondi che ha seminato morte e distruzione.

Cade oggi il trentennale del terremoto dell’Irpinia: il sisma che, il 23 novembre 1980, si abbattè su Campania centrale e Basilicata, con una magnitudo di 6,5 della scala Richter. Le vittime furono quasi 3.000, 280.000 gli sfollati, 8.848 i feriti. La terra tremò con estrema violenza per 90 secondi: l’ ipocentro era a circa 30 km di profondità e l’area colpita si estendeva dall’Irpinia al Vulture, a cavallo delle province di Avellino (103 comuni colpiti), Salerno (66) e Potenza (45). In realtà venne interessato quasi tutto il meridione: per citarne alcuni, molti danni e crolli avvennero anche a Napoli, a Poggioreale ci furono 52 morti per il crollo di un palazzo in via Stadera; a Balvano, in provincia di Potenza, il crollo della chiesa di S. Maria Assunta causò la morte di 77 persone che stavano assistendo alla messa, di cui 66 bambini e adolescenti.

La gravità della situazione non venne subito compresa, complice anche l’interruzione totale delle telecomunicazioni; i primi telegiornali diedero notizia solo di una “scossa di terremoto in Campania”. Solo il giorno dopo, durante un sorvolo in elicottero, la vastità della devastazione divenne evidente e i titolo dei giornali ebbero un climax crescente, parlando prima di centinaia, poi di migliaia di morti; si arrivò anche all’esagerazione: il 26 novembre un titolo parlava di 10.000 morti, cifra poi  ridimensionata fino a quella ufficiale, ma la cifra dei senzatetto non è mai stata valutata con precisione.

I soccorsi: oltre al patrimonio edilizio, già fatiscente e datato a causa dei terremoti del 1930 e 1962, un altro elemento che rese ancor più gravi gli effetti della scossa fu il ritardo dei soccorsi, giunti nelle zone colpite dal sisma solo cinque giorni dopo, dovuto alla difficoltà di accesso dei mezzi di soccorso nelle zone dell’entroterra, e alla mancanza di un’organizzazione come la Protezione Civile che fosse capace di coordinare risorse e mezzi in maniera tempestiva e ottimale.
Fu lo stesso Presidente della Repubblica di allora, Sandro Pertini che, il 26 novembre, dopo un sopralluogo in elicottero, in un messaggio televisivo rivolto alla nazione, a denunciare il ritardo nei soccorsi e la ‘mancanze gravi ‘ dello Stato: “Qui non c’entra la politica qui c’entra la solidarietà umana, tutti gli italiani e le italiane devono sentirsi mobilitati per andare in aiuto di questi fratelli colpiti da questa sciagura. Perché credetemi il modo migliore per ricordare i morti è quello di pensare ai vivi”. A seguito di questo scandalo pubblico, l’allora prefetto di Avellino ed il ministro dell’Interno Virginio Rognoni furono costretti a dimettersi.

Certo, molte cose sono cambiate da allora: le nuove tecnologie hanno permesso a tutti noi di seguire un terremoto come quello de L’Aquila del 9 Aprile scorso praticamente ‘in presa diretta’. I soccorsi sono arrivati in poche ore, da tutta Italia, tutto il paese si è mobilitato per aiutare, ha condiviso il dolore delle persone coinvolte, i satelliti hanno permesso di avere mappe dettagliate della faglia in brevissimo tempo. Ma il dramma del terremoto rimane invariato. Anche questa volta la ricostruzione ha generato polemiche, la gestione dei fondi ha creato sospetti e delusione, gli aquilani si sentono abbandonati. Il centro storico di una città è lasciato morire. Senza entrare nel merito della correttezza delle ‘new town’, dei M.A.P. piuttosto che dei prefabbricati, quello che pare evidente è che, comunque, al di là delle zone colpite e della tecnologia che si è sviluppata, il dramma del terremoto rimane ‘congelato’ nel tempo, si ripropone sempre uguale a se stesso. L’unico omaggio che possiamo rendere alle vittime di tutti i terremoti è utilizzare le esperienze passate per migliorare non la risposta, ma la prevenzione, in tutte le sue forme.

Insetti

25 giu 2010

Negli ultimi anni tutti ricordiamo la strage di palme che ha prodotto l’ormai famoso insetto originario dell’Asia meridionale denominato “punteruolo rosso”, ma è bene sapere che sulle essenze arboree delle nostre città, dei parchi pubblici e dei nostri giardini, si annidano tanti altri parassiti ed insetti vari come gli afidi, detti anche “pidocchi”, cocciniglie, cicaline o acari rossi detti anche “ragnetti.

Proprio oggi ho inoltrato agli uffici comunali competenti, la richiesta di disinfestazione riguardante le essenze arboree nell’area pedonale di piazza G. B. Vico, a seguito di segnalazione da parte di alcuni cittadini che lamentavano la presenza di insetti che venivano addirittura giù dagli alberi circostanti.

È indispensabile debellare da subito l’invasione di detti insetti e parassiti, in quanto tra poco, con l’arrivo del gran caldo, ci sarà la proliferazione di detti animali, accrescendo il disagio ed il rischio per l’incolumità dei cittadini.