IN DIFESA DI ANZINI E DISABILI

20 dic 2010

La grande innovazione dei veicoli di ultima generazione come scooter elettrici per anziani e disabili e carrozzelle elettriche è l’ampio margine di sicurezza che offrono all’utente che vi è a bordo. Gli scooter elettrici sono richiestissimi da anziani che desiderano muoversi in condizioni sicure in luoghi non troppo distanti dalle proprie abitazioni. Per esempio fare la spesa non sarà più un’ingombrante pensiero, soprattutto se si desidera prendere un po’ d’aria ma senza stancarsi troppo. Questo veicolo consente rapidi movimenti grazie all’alimentazione elettrica che tra le altre cose è estremamente silenziosa e dunque consente delle piacevoli passeggiate senza risultare molesta per l’udito in alcun modo. Inoltre la carrozzella elettrica, che è richiestissima anche da una folta platea di disabili, consente una mobilità che vuol dire indipendenza ed autonomia per buona parte dei suoi fruitori che così riescono a riconquistare parte di quel che l’età, gli acciacchi o, in casi più delicati, malattie e handicap, hanno loro deprivato.

E sono estremamente facili da usare: gli scooter elettrici sono maneggevoli, hanno una seduta comoda e rispondono a criteri tecnici d’avanguardia:  ci si potrà spostare in totale tranquillità e serenità perché disegnati per garantire un utilizzo semplice, con una guida facile. Fra le caratteristiche di questi veicoli vi è la capacità di attraversare anche terreni disomogenei o non propriamente regolari.

Lo scooter elettrico è una giovane idea per anziani e disabili che desiderano muoversi in autonomia.

Per il futuro delle nuove generazioni. Per il lavoro,i diritti, la democrazia.

18 nov 2010

PER IL FUTURO DELLE NUOVE GENERAZIONI. PER IL LAVORO,I DIRITTI,LA DEMOCRAZIA.

L’Arci in piazza con la Cgil il 27 novembre.

L’Arci aderisce e partecipa alla manifestazione promossa dalla Cgil per il 27 novembre con le parole d’ordine Il futuro è dei giovani e del lavoro.
Come cittadini impegnati per il bene comune siamo preoccupati per le condizioni in cui versa il Paese. L’aumento della disoccupazione, l’impoverimento e la precarietà di strati sempre più estesi della popolazione disegnano i contorni di una vera emergenza sociale. Anziché far fronte a questa situazione rafforzando le tutele sociali e il carattere uniiversalistico del welfare, il governo ha scelto di scaricare il costo della crisi sui più deboli,  chiedendo nuovi sacrifici ai lavoratori, agli anziani, ai precari. Anziché operare per una necessaria redistribuzione delle risorse, ha scelto di non toccare rendite e grandi patrimoni.

Al di la delle promesse, di concreto resta solo l’attacco generalizzato ai diritti, l’azzeramento delle politiche sociali, la mortificazione della scuola pubblica e della cultura, i tagli a Regioni e Comuni che priveranno milioni di famiglie dei servizi essenziali, il tentativo di smantellare i contratti collettivi di lavoro, isolare e delegittimare i sindacati. Scelte irresponsabili, perché se crescono le diseguaglianze e arretrano le conquiste sociali, è tutto il vivere civile che viene messo a rischio.

L’insicurezza e la paura del futuro minano la coesione delle nostre comunità, producono guerra fra poveri e imbarbarimento culturale; favoriscono la corruzione e l’illegalità, indeboliscono la democrazia e aprono pericolosi varchi al populismo autoritario.

Eppure il paese avrebbe le risorse per voltare pagina e uscire dalla crisi migliorato. Basterebbe invertire la rotta di un modello di sviluppo fallimentare, che ha cercato di competere riducendo il costo del lavoro anziché innovare i processi produttivi, che ha favorito la speculazione finanziaria a danno dell’economia reale. Basterebbe investire nel protagonismo dei giovani, puntare sulla ricerca e la formazione, sulla riconversione ecologica dell’economia, su nuove politiche energetiche, sullo sviluppo dell’economia sociale, sulla cura dei beni comuni e dei patrimoni culturali e ambientali dei territori. Sul valore sociale del lavoro come base del patto di cittadinanza.

Basterebbe seguire la bussola dei principi costituzionali che stanno alla base della nostra democrazia.

In gioco non ci sono solo i diritti di questa o quella categoria di lavoratori, ma il futuro della nostra società. Ciascuno è chiamato alle proprie responsabilità, e l’associazionismo può offrire un contributo decisivo, sul piano sociale e culturale, al cambiamento di cui il Paese ha bisogno.

Una presenza forte e visibile delle organizzazioni della società civile a fianco della Cgil il 27 novembre sarà la conferma di quanto sia grande e plurale il fronte delle energie da mettere in campo per uscire dalla crisi nell’orizzonte dei diritti e dell’equità sociale, per costruire il futuro di un paese migliore, più democratico, più giusto e solidale.

La presidenza nazionale Arci

A Firenze… E’ tempo dei ‘rottamatori’.

05 nov 2010

A qualche ora dall’inizio della kermesse alla stazione Leopolda di Firenze, il sindaco Renzi interviene con la sua e-news sulla tre giorni promossa insieme a Civati.

Anche io sarò a quest’incontro a Firenze, e ritengo più che rottamare le persone bisogna rottamare le idee.

 

Articolo dell’iniziativa.

A poche ore dall’avvio della kermesse, il sindaco Renzi spiega nella sua e-news ”l’idea di fondo” che ha portato a ‘Prossima fermata Italia’ (questo il nome dell’incontro, promosso dal sindaco Renzi insieme al consigliere lombardo del Pd Pippo Civati): l’Italia ”merita di più di una classe politica costretta da mesi a discutere di società offshore e di bunga bunga. E dall’altra parte la sinistra non può mettere insieme la solita ammucchiata selvaggia anti Berlusconi”. 

Per Renzi con l’ammucchiata il Pd ”vince le elezioni (forse), ma poi perde alla prova del Governo, come accaduto con l’Unione”. Il sindaco inserisce quindi un link a You Tube del film L’armata Brancaleone di Monicelli e aggiunge: ”Indovinate a quale coalizione si riferisce questo video”.  ”Chi ama la politica – prosegue – ha necessità di qualcosa di diverso. Del resto in tutto il mondo i partiti rimangono gli stessi, i leader cambiano. Da noi i leader cambiano il nome ai partiti e rimangono sempre lì, aggrappati al loro posto”. Leggi tutto »