
Ricordate quel film con Will Smith e Gene Hackman che si intitolava “Nemico Pubblico? Inseguimenti satellitari, intercettazioni di tutti i tipi e così via. Un film che lansciava molti dubbi sui limiti tra privacy e sicurezza e su “chi controlla il controllore”.
Beh sembra che l’episodio successivo sia nella realtà di quello che accade nel mondo oggi: al ritorno dalle vacanze gli americani troveranno una sorpresa. Dall’Arizona al Massachusetts, migliaia di poliziotti sono pronti a riceverli con una macchinetta fotografica speciale. A vederla sembra un giocattolino. Si applica all’iPhone ed è alta un paio di centimetri. Ma è un vero e proprio computer e trasmettitore: che confronta la foto del malcapitato di turno con le decine di migliaia presenti nei casellari giudiziari degli States.
Il riconoscimento facciale è l’ultima frontiera dell’hi-tech. Ma l’uso che i poliziotti s’apprestano a farne già solleva polemiche su polemiche. Negli Usa non è obbligatorio circolare con una carta di riconoscimento. E i difensori della privacy e dei diritti civili sono ovviamente insorti. Gli stessi poliziotti frenano.
Riconoscimento facciale e dell’iride sono la nuova frontiera dei controlli. Quello dell’iride per ora accompagna ma presto potrebbe addirittura soppiantare le impronte digitali.
Del resto sono sempre di più, dagli Usa in giù, gli stati in cui il controllo degli occhi viene usato alla dogana. Dice il capo di BI2, Sean Mullin, che le foto dei sospetti vengono confrontate con quelle presenti negli archivi degli uffici di polizia che si sono dotati delle macchinette: un pugno di Stati per un ordine di 7mila apparecchi in arrivo appunto per l’autunno. Ma nei piani c’è l’accesso agli immensi database dell’Fbi.
Il riconoscimento facciale naturalmente è una prospettiva tecnologica che non alletta soltanto le forze dell’ordine. La macchinetta, dicono a Plymouth, potrebbe essere utile per esempio nel campo sanitario. Ma il fenomeno è l’ultimo grido soprattutto dei social network. Facebook ha lanciato un sistema che permette di rintracciare i propri amici utilizzando appunto le foto: ed è ovviamente interno alla piattaforma.
Google stava lavorando a qualcosa del genere ma il presidente Eric Schmidt ha annunciato di aver fermato il progetto fino a quando non saranno risolti i problemi di privacy. Oggi funziona già per gli oggetti: fai una foto e dal telefonino al web confronti l’oggetto con quelli presenti per esempio su Google Images. O negli archivi dei supermarket virtuali, da Amazon in più, che saranno lietissimi di propinarti una proposta d’acquisto.
Ma il riconoscimento facciale va oltre. Pensate a quanti tipo di usi sarebbero possibili, più o meno legali. Prendi la foto di un tizio e grazie agli archivi del web ti scorre tutta la sua vita.
Oppure come si vede già in alcuni film dove attraverso le videocamere disseminate in città tra bancomat e supermercati si individua e si segue chiunque.
Vi saluto col terrore di entrare in un grande magazzino ed essere salutato (dopo il riconoscimento della mia iride) per nome e cognome, mentre un monitor mi mostra ossessivamente i prodotti che social network e motori di ricerca hanno individuato come appetitosi per me.
Addio privacy.