AVIAZIONE BOMBARDA MANIFESTANTI TRIPOLI. PEGGIO CHE TIENANMEN.

21 feb 2011


Gheddafi fa bombardare dall’aviazione i manifestanti. E’ orribile. A confronto i carri armati di Tienamen che si arrestarono davanti agli studenti, ma che nella notte repressero i giovani studenti cinesi, sono nulla: centinaia di giovani e donne in cammino per i loro diritti in Libia sono stati fatti BOMBARDARE.

E’ l’apocalisse. Migliaia sono in piazza, il Parlamento è in fiamme. Durissima repressione. Chiuso lo spazio aereo su Tripoli. Piloti di caccia chiedono asilo a Malta: “Ci siamo rifiutati di bombardare”. L’Eni evacua il personale non operativo. Il ministro degli Esteri britannico Hague parla di fuga del rais in Venezuela, Chavez smentisce. L’Europa contro il leader libico, ma Frattini fa resistenza e assume una posizione a dir poco inquietante per difendere l’amico di di Bunga Bunga del suo capo.

Il Mediterraneo è in fiamme: Albania, Tunisia, Egitto, Libia, Baherein… Migliaia di cittadini lottano per la libertà del proprio popolo e per questo sono condannati al macello.

Un popolo deve avere fiducia nel proprio governo, non paura.

MUBARAK IN FUGA. MA Mr. BERLUSCONI VINAVIL, QUANDO ANDRÀ VIA?

13 feb 2011

Mubarak è in fuga, il suo posto è stato preso dall’esercito. Fine della storia. Una conclusione lineare in attesa delle elezioni.

A questo punto sarei tentato di dire che l’Egitto è più democratico dell’Italia, oppure con maggiore probabilità che Mr. B. è più dittatore di Mubarak. Qui il nostro Presidente del Consiglio, Mr. Vinavil, non si scolla dalla poltrona nemmeno davanti alle più oscene accuse o agli scandali sessuali che hanno trasformato l’Italia da paese dell’eleganza a paese dei Bunga Bunga.

Oggi le manifestazioni nelle piazze italiane di “Se Non Ora Quando?” sono state meravigliose feste popolari animate da migliaia di cittadini che sono scesi in piazza per ridare dignità all’Italia.

In un paese civile, con quello che sta accadendo, il Presidente del Consiglio si sarebbe già dimesso da anni. La storia del ventennio berlusconiano, invece, è costellata di proclami mussolinani sulle “tre i” (che forse erano tre P…) e dall’individuazione di gerarchi come Mr. “Tic Tac” Cesaro o Cosentino che controllano il territorio in una struttura di partito che non ha democrazia.

Scusate l’ironia, ma Mubarak, sotto alcuni punti di vista, se non altro, è stato un dittatore più “dignitoso”!

Per il futuro delle nuove generazioni. Per il lavoro,i diritti, la democrazia.

18 nov 2010

PER IL FUTURO DELLE NUOVE GENERAZIONI. PER IL LAVORO,I DIRITTI,LA DEMOCRAZIA.

L’Arci in piazza con la Cgil il 27 novembre.

L’Arci aderisce e partecipa alla manifestazione promossa dalla Cgil per il 27 novembre con le parole d’ordine Il futuro è dei giovani e del lavoro.
Come cittadini impegnati per il bene comune siamo preoccupati per le condizioni in cui versa il Paese. L’aumento della disoccupazione, l’impoverimento e la precarietà di strati sempre più estesi della popolazione disegnano i contorni di una vera emergenza sociale. Anziché far fronte a questa situazione rafforzando le tutele sociali e il carattere uniiversalistico del welfare, il governo ha scelto di scaricare il costo della crisi sui più deboli,  chiedendo nuovi sacrifici ai lavoratori, agli anziani, ai precari. Anziché operare per una necessaria redistribuzione delle risorse, ha scelto di non toccare rendite e grandi patrimoni.

Al di la delle promesse, di concreto resta solo l’attacco generalizzato ai diritti, l’azzeramento delle politiche sociali, la mortificazione della scuola pubblica e della cultura, i tagli a Regioni e Comuni che priveranno milioni di famiglie dei servizi essenziali, il tentativo di smantellare i contratti collettivi di lavoro, isolare e delegittimare i sindacati. Scelte irresponsabili, perché se crescono le diseguaglianze e arretrano le conquiste sociali, è tutto il vivere civile che viene messo a rischio.

L’insicurezza e la paura del futuro minano la coesione delle nostre comunità, producono guerra fra poveri e imbarbarimento culturale; favoriscono la corruzione e l’illegalità, indeboliscono la democrazia e aprono pericolosi varchi al populismo autoritario.

Eppure il paese avrebbe le risorse per voltare pagina e uscire dalla crisi migliorato. Basterebbe invertire la rotta di un modello di sviluppo fallimentare, che ha cercato di competere riducendo il costo del lavoro anziché innovare i processi produttivi, che ha favorito la speculazione finanziaria a danno dell’economia reale. Basterebbe investire nel protagonismo dei giovani, puntare sulla ricerca e la formazione, sulla riconversione ecologica dell’economia, su nuove politiche energetiche, sullo sviluppo dell’economia sociale, sulla cura dei beni comuni e dei patrimoni culturali e ambientali dei territori. Sul valore sociale del lavoro come base del patto di cittadinanza.

Basterebbe seguire la bussola dei principi costituzionali che stanno alla base della nostra democrazia.

In gioco non ci sono solo i diritti di questa o quella categoria di lavoratori, ma il futuro della nostra società. Ciascuno è chiamato alle proprie responsabilità, e l’associazionismo può offrire un contributo decisivo, sul piano sociale e culturale, al cambiamento di cui il Paese ha bisogno.

Una presenza forte e visibile delle organizzazioni della società civile a fianco della Cgil il 27 novembre sarà la conferma di quanto sia grande e plurale il fronte delle energie da mettere in campo per uscire dalla crisi nell’orizzonte dei diritti e dell’equità sociale, per costruire il futuro di un paese migliore, più democratico, più giusto e solidale.

La presidenza nazionale Arci