LA CAMPANIA GIOVANE, INTERVISTA A MARIANO ANNICIELLO.

13 feb 2011

Pubblico di seguito una mia intervista su la fanzine di La Campania Giovane:

“Colloquio con il consigliere comunale Mariano Anniciello

Mariano, ovunque si sente parlare di “problema generazionale”, che fa la politica al riguardo?

L’aumento della disoccupazione, l’impoverimento e la precarietà di strati sempre più estesi della popolazione disegnano i contorni di una vera emergenza sociale. Anziché far fronte a questa situazione rafforzando le tutele sociali e il carattere universalistico del welfare, il governo ha scelto di scaricare il costo della crisi sui più deboli, chiedendo nuovi sacrifici ai lavoratori, agli anziani, ai precari. Anziché operare per una necessaria redistribuzione delle risorse, ha scelto di non toccare rendite e grandi patrimoni.

È davvero così nera la situazione?

L’80% del calo dell’occupazione ha colpito i giovani, in particolare quelli che vivono nella famiglia di origine. E gli effetti della difficile congiuntura sono stati mitigati da due ammortizzatori sociali fondamentali: la famiglia, che ha protetto i giovani che avevano perso l’occupazione, e la cassa integrazione guadagni, che ha protetto i genitori dalla perdita del lavoro (essendo i genitori i più presenti tra i cassaintegrati). Prima o dopo però questi due paracadute si esauriranno. In Italia, nel 2009, le famiglie in condizioni di povertà relativa erano 2 milioni 657 mila e rappresentavano il 10,8% delle famiglie residenti. In sostanza, 7 milioni 810mila individui sono poveri, il 13, 1% dell’intera popolazione. La cassa integrazione non potrà essere finanziata in eterno, cosa faremo a quel punto se non avremo invertito la rotta puntando sull’innovazione e le nuove generazioni?

Cosa fanno i ragazzi per uscire da questa situazione?

Al Sud i giovani (come è tradizione) sono parcheggiati nelle Università o a specializzarsi, in attesa che si apra un varco nel mondo del lavoro. E’ così che la Campania oltre a essere la regione più giovane d’Europa, diventa anche la terra con la scolarizzazione media più elevata del Paese. A questo punto si può concludere che questo serbatoio di sapere ed energia è certo il nostro patrimonio strategico per il futuro e lo sviluppo si questa terra. Ma tutto questo non accade. Nella realtà accade solo che i giovani figli di questa regione (spesso i più intraprendenti), stanchi di attendere quel varco che mai si apre, vanno via alla ricerca di occasioni altrove. A volte troveranno successo all’estero, altre volte finiscono per lavorare da McDonald a Londra o New York, con un paio di lauree in tasca, e con l’idea di perfezionare l’inglese per magari tentare una vita diversa.

Esiste una vera via di uscita dal problema?

Il paese avrebbe le risorse per voltare pagina e uscire dalla crisi migliorato. Basterebbe invertire la rotta di un modello di sviluppo fallimentare, che ha cercato di competere riducendo il costo del lavoro anziché innovare i processi produttivi, che ha favorito la speculazione finanziaria a danno dell’economia reale. Basterebbe investire nel protagonismo dei giovani, puntare sulla ricerca e la formazione, sulla riconversione ecologica dell’economia, su nuove politiche energetiche, sullo sviluppo dell’economia sociale, sulla cura dei beni comuni e dei patrimoni culturali e ambientali dei territori. Sul valore sociale del lavoro come base del patto di cittadinanza.

Una speranza per il futuro? Ce la farà il sistema Italia a dare spazio ai propri giovani?

La partita diventa complessa soprattutto quando per la prima volta i figli si trovano in condizioni peggiori dei genitori. Naturalmente sono consapevole che combattere questi mali è come combattere contro i mulini a vento e che per molti questa terra è andata. Io non ci credo. Non ci voglio credere. C’è una strada. Scoprire che i ventenni o i trentenni, possono affrontare con la passione e la forza della giovinezza, le grandi ingiustizie e gli antichi mali che ci affliggono. Con il coraggio si può dare un altro destino al futuro nostro, e della nostra terra. Sarà molto dura, ma è possibile.

GM”

30 anni fa il terremoto dell’Irpinia.

23 nov 2010

Avevo appena 5 anni ed ho ancora delle scene impresse nella mente, in particolare il lampadario della cucina che dondolava e non si fermava più, gente che correva da ogni parte e urli tanti urli. A trent’anni di distanza, ancora oggi sono aperte le crepe di quel minuto e 20 secondi che ha seminato morte e distruzione.

Cade oggi il trentennale del terremoto dell’Irpinia: il sisma che, il 23 novembre 1980, si abbattè su Campania centrale e Basilicata, con una magnitudo di 6,5 della scala Richter. Le vittime furono quasi 3.000, 280.000 gli sfollati, 8.848 i feriti. La terra tremò con estrema violenza per 90 secondi: l’ ipocentro era a circa 30 km di profondità e l’area colpita si estendeva dall’Irpinia al Vulture, a cavallo delle province di Avellino (103 comuni colpiti), Salerno (66) e Potenza (45). In realtà venne interessato quasi tutto il meridione: per citarne alcuni, molti danni e crolli avvennero anche a Napoli, a Poggioreale ci furono 52 morti per il crollo di un palazzo in via Stadera; a Balvano, in provincia di Potenza, il crollo della chiesa di S. Maria Assunta causò la morte di 77 persone che stavano assistendo alla messa, di cui 66 bambini e adolescenti.

La gravità della situazione non venne subito compresa, complice anche l’interruzione totale delle telecomunicazioni; i primi telegiornali diedero notizia solo di una “scossa di terremoto in Campania”. Solo il giorno dopo, durante un sorvolo in elicottero, la vastità della devastazione divenne evidente e i titolo dei giornali ebbero un climax crescente, parlando prima di centinaia, poi di migliaia di morti; si arrivò anche all’esagerazione: il 26 novembre un titolo parlava di 10.000 morti, cifra poi  ridimensionata fino a quella ufficiale, ma la cifra dei senzatetto non è mai stata valutata con precisione.

I soccorsi: oltre al patrimonio edilizio, già fatiscente e datato a causa dei terremoti del 1930 e 1962, un altro elemento che rese ancor più gravi gli effetti della scossa fu il ritardo dei soccorsi, giunti nelle zone colpite dal sisma solo cinque giorni dopo, dovuto alla difficoltà di accesso dei mezzi di soccorso nelle zone dell’entroterra, e alla mancanza di un’organizzazione come la Protezione Civile che fosse capace di coordinare risorse e mezzi in maniera tempestiva e ottimale.
Fu lo stesso Presidente della Repubblica di allora, Sandro Pertini che, il 26 novembre, dopo un sopralluogo in elicottero, in un messaggio televisivo rivolto alla nazione, a denunciare il ritardo nei soccorsi e la ‘mancanze gravi ‘ dello Stato: “Qui non c’entra la politica qui c’entra la solidarietà umana, tutti gli italiani e le italiane devono sentirsi mobilitati per andare in aiuto di questi fratelli colpiti da questa sciagura. Perché credetemi il modo migliore per ricordare i morti è quello di pensare ai vivi”. A seguito di questo scandalo pubblico, l’allora prefetto di Avellino ed il ministro dell’Interno Virginio Rognoni furono costretti a dimettersi.

Certo, molte cose sono cambiate da allora: le nuove tecnologie hanno permesso a tutti noi di seguire un terremoto come quello de L’Aquila del 9 Aprile scorso praticamente ‘in presa diretta’. I soccorsi sono arrivati in poche ore, da tutta Italia, tutto il paese si è mobilitato per aiutare, ha condiviso il dolore delle persone coinvolte, i satelliti hanno permesso di avere mappe dettagliate della faglia in brevissimo tempo. Ma il dramma del terremoto rimane invariato. Anche questa volta la ricostruzione ha generato polemiche, la gestione dei fondi ha creato sospetti e delusione, gli aquilani si sentono abbandonati. Il centro storico di una città è lasciato morire. Senza entrare nel merito della correttezza delle ‘new town’, dei M.A.P. piuttosto che dei prefabbricati, quello che pare evidente è che, comunque, al di là delle zone colpite e della tecnologia che si è sviluppata, il dramma del terremoto rimane ‘congelato’ nel tempo, si ripropone sempre uguale a se stesso. L’unico omaggio che possiamo rendere alle vittime di tutti i terremoti è utilizzare le esperienze passate per migliorare non la risposta, ma la prevenzione, in tutte le sue forme.

Enogastronomia Napoletana.

02 set 2010

Settembre è il mese delle sagre, dato dal suo clima mite e piacevole per le gite fuori porta e allo scoperta di nuovi sapori.

La Napoli gastronomica con le sue tradizioni culinarie ed enologiche: una mappa delle iniziative cittadine e degli eventi straordinari in tema di enogastronomia, accompagnata da notizie su sagre e feste in Campania. 

Il servizio fornito è puramente informativo. Le iniziative sono suscettibili di aggiornamenti e variazioni. Per averne notizia in tempo reale, si consiglia di contattare direttamente i soggetti organizzatori, i cui riferimenti sono reperibili nella sezione “Recapiti delle principali strutture”.

Visualizza il calendario degli appuntamenti di settembre 2010 (agg. 30/08/2010) (863.01 KB)

La Campania giovane.

27 lug 2010

La Campania giovane.” è un modello di società, una condizione necessaria, un sogno da realizzare.

“La Campania giovane.” è una comunità di un milione e ottocentomila abitanti che fanno della regione Campania la più giovane d’Europa e di Napoli la città più giovane d’ Italia.
Molto c’è da fare per affermare quel ricambio generazionale, tanto auspicato ma non ancora realizzato .
“La Campania giovane.” è la consapevolezza che la conquista del nostro futuro è una sfida di tutti, non di una parte contro un’altra.

La nostra è, e vuole essere, una rivoluzione dolce nelle professioni liberali, nei saperi, nella politica, così come nelle imprese e nel lavoro. La nostra è una generazione in movimento che rivendica il diritto  di costruire il proprio futuro nei territori dove siamo nati e cresciuti, senza essere costretti ad emigrare.

Gandhi diceva che dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere.

Questo sito, la web radio, il nostro giornale, devono diventare sempre più strumenti per tenerci assieme, per imparare a riconoscerci e conoscere e a interpretare una società che è in continua trasformazione.
Siamo all’inizio di un cammino complicato, ma necessario e affascinante.

Cominciamo a costruire, insieme.

In foto il palco del Neapolis Festival 2010.
On-Line la versione beta www.lacampaniagiovane.it

Piazza Mercato tra passato e futuro.

26 lug 2010

Si è scritto troppo e troppo male di un luogo a Napoli che sembra quasi un’annessione al regno che non ha ancora subìto la dovuta bonifica. Parliamo di Piazza Mercato e delle zone limitrofe del quartiere Pendino. Poche centinaia di metri quadrati che riempirebbero un intero capitolo di un libro di storia.

Per motivi di spazio tralasciamo tutte le vicende relative al mitico pescatore rivoltoso Masaniello o alla famosa decapitazione di Corradino di Svevia che ebbe come scenografia proprio la piazza. Oggi i problemi del quartiere mercato-pendino risiedono nell’incuria di amministrazioni ed opinione pubblica che hanno fatto in modo che tante delle antiche aziende che presidiavano il territorio facessero i bagagli per il più comodo CIS di Nola. Il luogo comune per chi vive la piazza da imprenditore è sempre lo stesso “…ormai siete andati tutti al CIS”. Ma fortunatamente non è così; tante aziende resistono e credono nella riqualificazione di un luogo che ha conosciuto di sicuro uno sviluppo senza pari sul finire delgi anni settanta ed ottanta. Nella speranza che quello sviluppo economico possa un giorno ripetersi le aziende tuttora vitali che lavorano nell’area del mercato hanno costituito sul finire del 2006 il Consorzio Antiche Botteghe Tessili. Il consorzio che oggi conta una quarantina di aziende si occupa principalmente della riqualificazione dell’area e della promozione delle attività storiche puntando sulle competenze di alto rilievo tramandate per generazioni. Ci sono esempi di aziende come Federico Tolino s.n.c. (www.federicotolino.com) attiva da circa cento anni per le passamanerie le tende ed i tendaggi, La nota Casa & Cose di Cisalghi (www.cislaghi.com) per le liste nozze fondata nel 1948 da Giuseppe Cislaghi; La Viesse Home(www.viessehome.com) e la Pellone Ricami per i corredi che continuano l’attività con la seconda generazione; aziende che trattano articoli per feste all’ingrosso come Big Party sul mercato da oltre 18 anni. Nei pressi di Piazza Mercato c’è il Borgo Orefici, con centinaia di negozi e piccole botteghe orafe che trattano oro, argento e gioielli fatti a mano. Tra i progetti di Antiche Botteghe che vedono la partecipazione degli operatori politici ed economici c’è sicuramente la creazione degli eventi in Piazza Mercato, (concerti, fiere e manifestazioni) ed un piano di sviluppo architettonico dell’area sulla base dei programmi presentati al comune già da due anni. L’auspicio è quello di ridare nuovo ossigeno ad un polmone di Napoli un pò affaticato ma ancora pregno di energie.

Freud e il ragù napoletano.

22 lug 2010

Se amate Napoli non potete non essere curiosi e golosi delle sue tradizioni, delle sue curiosità e della sua ottima cucina tipica. Come da tradizione nelle case napoletane il ragù dovrebbe essere messo a “pappuliare” dal giorno prima e preparato utilizzando questo e altri “riti”. 

Non tutti sanno, però, che a inizio secolo il buon vecchio zio Sigmund Freud scrisse un breve saggio sul ragù napoletano e la rappresentazione simbolica dei riti legati alla sua preparazione. Sulle tesi freudiane su ragù e inconscio abbiamo girato un breve e simpatico video. 

Buon Appetito!

Insetti

25 giu 2010

Negli ultimi anni tutti ricordiamo la strage di palme che ha prodotto l’ormai famoso insetto originario dell’Asia meridionale denominato “punteruolo rosso”, ma è bene sapere che sulle essenze arboree delle nostre città, dei parchi pubblici e dei nostri giardini, si annidano tanti altri parassiti ed insetti vari come gli afidi, detti anche “pidocchi”, cocciniglie, cicaline o acari rossi detti anche “ragnetti.

Proprio oggi ho inoltrato agli uffici comunali competenti, la richiesta di disinfestazione riguardante le essenze arboree nell’area pedonale di piazza G. B. Vico, a seguito di segnalazione da parte di alcuni cittadini che lamentavano la presenza di insetti che venivano addirittura giù dagli alberi circostanti.

È indispensabile debellare da subito l’invasione di detti insetti e parassiti, in quanto tra poco, con l’arrivo del gran caldo, ci sarà la proliferazione di detti animali, accrescendo il disagio ed il rischio per l’incolumità dei cittadini.

Gay Pride Napoli 2010 il 26 giugno.

18 giu 2010

Il 26 giugno prossimo Napoli ospiterà il Gay Pride nazionale che partirà alle 14 da Piazza Cavour per arrivare a Piazza del Plebiscito dopo aver attraversato pressochè tutta la città.

Il Gay Pride di Napoli è gemellato con la manifestazione nazionale dell’Orgoglio di Madrid e continuerà a proporre eventi culturali e sociali nella capitale spagnola fino al 5 luglio.

Segnaliamo a tutti i possessori di iPhone che è stata rilasciata l’applicazione GayNaples che offre una serie di informazioni aggiornate sugli eventi, i locali e i luoghi di interesse dedicati alla comunità gay e scaricabile, in vista del Gay Pride di Napoli, a 1.59 euro.

Tutte le informazioni sono contenute sul sito ufficiale del Pride a questo indirizzo mentre di seguito potete visualizzare lo spot promozionale della manifestazione:

Balneazione anno 2010

07 giu 2010

A seguito della deliberazione di Giunta Regionale della Campania 40 del 28/01/2010, e con successiva ordinanza Sindacale n° 504 del 26 marzo 2010 sono state individuate le zone idonee e non idonee alla balneazione all’inizio della stagione balneare 2010 (1 aprile 2010 – 30 settembre 2010) sulla base dei risultati analitici elaborati nel corso sella stagione balneare 2009 dall’ARPAC.

In breve i tratti della costa cittadina per i quali è vietata la balneazione sono:

da Pietrarsa (San Giovanni) alla rotonda di Nazario Sauro;
nell’interno porticciolo di S. Lucia ;
dal primo pontile degli aliscafi fino al Faro Rosso di Mergellina;
tutto il porticciolo del Circolo Posillipo;
tutto il porto Paone (Nisida);
dal molo Dandolo (Nisida) a La Pietra.

I riferimenti di dettaglio sono analiticamente riportati nella tabella e nei grafici allegati, così come previsto dalla normativa vigente.
I tratti esclusi dalla balneazione saranno indicati sul posto da apposita segnaletica e saranno controllati dalle Forze dell’Ordine e Autorità Sanitaria.